lunedì 5 marzo 2012

Scientific Underwater Academy: al via i corsi 2012

Per saperne di più visita il  sito

Archeologia: scoperto nome faraone XVII dinastia

(ANSA) - IL CAIRO - Il nome di un faraone appartenente alla diciassettesima dinastia (1680-1580 avanti Cristo) è stato scoperto nel sito archeologico del tempio di Karnak a Luxor. Si tratta di Sanakhet In Ra e la sua scoperta ad opera di un team misto egiziano francese servirà a fare luce su una delle dinastie meno note i cui due ultimi sovrani cacciarono i sovrani degli Hyksos e dando così inizio al nuovo regno unificato con la diciottesima dinastia. Il nome del faraone, scrive al Ahram online, è stato rinvenuto su un portale di granito e malgrado fosse stato citato un paio di volte in epoche successive, gli archeologi ritenevano si trattasse di una figura immaginaria. Ora il ritrovamento al tempio di Karnak conferma invece la tesi che si sia trattato di un faraone realmente esistito. Il ministro delle antichità egiziano Mohamed Ibrahim ha definito la scoperta significativa perchè ''può contribuire a fornire informazioni sulla diciassettesima dinastia''.

sabato 3 marzo 2012

Ötzi – l’Uomo venuto dal ghiaccio

La nuova ricostruzione di Ötzi

”L’Uomo venuto dal ghiaccio” esposto al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano è una delle mummie più famose e importanti del mondo. .

Scoprilo visitando il sito ufficiale del Museo.

Museo delle palafitte preistoriche

FIAVE' (Trentino) - L'appuntamento per tutti gli appassionati di archeologia, ma non solo, è sabato 14 aprile 2012 in Trentino, dove verrà inaugurato il nuovo Museo delle palafitte di Fiavé, una delle 111 località che costituiscono il sito dedicato alle palafitte preistoriche dell'arco alpino entrate a far parte della lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO.





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Palafitte di Fiave', villaggio 6. (Foto Bellintani)

Il museo, curato dalla Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento, racconta le vicende dei diversi abitati palafitticoli succedutisi lungo le sponde del lago Carera, bacino di origine glaciale, tra tardo Neolitico ed età del Bronzo.

Gli scavi hanno portato alla luce resti di capanne costruite sulla sponda lacustre (3800 - 3600 a.C), ma anche secondo il classico modello della palafitta in elevato sull'acqua (1800 - 1500 a.C. circa). Un'evoluzione di questa tipologia sono le capanne su pali ancorati ad una complessa struttura a reticolo adagiata lungo la sponda e sul fondo del lago (1500 - 1300 a.C.). Negli ultimi secoli del II millennio a.C. l'abitato si sposta sul vicino Dos Gustinaci, dove sono state rinvenute abitazioni con fondazioni in pietra.


L'eccezionale stato di conservazione non solo dei pali, ma anche di molti altri materiali organici, rende queste palafitte particolarmente affascinanti, consentendo di penetrare in aspetti della vita delle comunità preistoriche generalmente sconosciuti alla ricerca archeologica.


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Ciotole in legno dell'età del Bronzo da Fiave'. (Foto Michelon)

Il museo espone una selezione degli straordinari oggetti, rinvenuti dagli archeologi nel corso delle ricerche, che suscitano stupore per la loro modernità. Sono migliaia i materiali caduti in acqua, accidentalmente o gettati al tempo delle palafitte, preziose testimonianze di notevoli conoscenze tecniche e costruttive e di abilità artigiana. Si tratta di vasi in ceramica, ma anche di monili in bronzo e - rarissimi all'epoca - in ambra baltica e in oro. Una collezione unica in Europa è quella costituita dai circa 300 esemplari di oggetti in legno: stoviglie e utensili da cucina, fra i quali tazze, mestoli, vassoi, strumenti da lavoro come secchi, mazze, falcetti, trapani, manici per ascia, oltre ad un arco e alcune frecce. Le particolari condizioni ambientali dei depositi lacustri hanno restituito persino derrate alimentari come spighe di grano, corniole, nocciole, mele, pere.


Un intero piano del museo, situato nell'antica Casa Carli nel centro di Fiavé, è dedicato alla ricostruzione della vita quotidiana al tempo delle palafitte: un'esperienza unica che permette di immergersi nell'atmosfera del villaggio palafitticolo di 3500 anni fa!
Oltre al grande plastico che ricostruisce il villaggio "Fiavé 6", diversi ambienti svelano di volta in volta il lavoro di contadini e pastori, la vita attorno al focolare domestico, la cucina, la moda, i segreti dei metallurghi e cacciatori. Di particolare suggestione sono anche gli elementi scenografici che richiamano i pali di supporto delle palafitte, i modellini ricostruttivi e i filmati.
Una sezione del museo è dedicata all'unicità del biotopo Fiavé-Carera, riserva naturale provinciale e sito di importanza comunitaria. Questa area protetta è infatti una delle torbiere più estese del Trentino, ricca di vegetazione, luogo di riproduzione di molte specie di rettili e anfibi e punto di sosta per uccelli migratori.



Informazioni:
Tel. 0461.492161 (Soprintendenza Beni archeologici Provincia autonoma di Trento)
sopr.librariarchivisticiarcheologici@provincia.tn.it
www.trentinocultura.net/archeologia.asp



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Frullini dell'età del Bronzo da Fiave'. (Foto Michelon)

Fonte: http://www.archeologiaviva.it

La moda dei Neanderthal

Anche i Neanderthal vestivano alla moda. Non avevano capi griffati, ma prestavano attenzione all'aspetto estetico dei loro abiti.
Lo ha scoperto un team di paleoantropologi ferraresi, coordinato da Marco Parmesani e Antonino Tagliacosso, che hanno lavorato nella grotta di Fumane (Verona). (Visita virtuale alle grotte di Lascaux)


Insieme alle ossa di alcuni Neanderthal hanno infatti ritrovato le spoglie di ben 660 uccelli di 22 specie diverse. (La storia del clima è andata di pari passo con quella dell'uomo. Ecco come)


Secondo gli scienziati si trattava di animali molto poco interessanti dal punto di vista alimentare, ma dotati di lunghe piume molto vistose. La conclusione è che i nostri antichi progenitori le utilizzassero per decorare il corpo e gli abiti. Non solo: i Neanderthal conoscevano il make-up: erano soliti infatti utilizzare pigmenti estratti dai molluschi per pitturarsi il corpo. (La storia di Ciro: il baby dinosauro italiano)


Fonte: http://it.notizie.yahoo.com/blog/focus/

Scoperto un nuovo tratto della Grande Muraglia Cinese

L'esploratore inglese William Lindesay la cercava dal 1986: la prosecuzione della Grande Muraglia Cinese, o ciò che ne rimane, doveva essere lì da qualche parte, sepolta tra le rocce deldeserto del Gobi, in Mongolia. Ma 25 anni di studi e ricerche sembravano confermare che della maestosa struttura, in quella regione, non c'era più traccia. (Scopri tutte le meraviglie del mondo viste dallo spazio)


Non convinto, lo scorso Agosto Lindesay è ripartito per il lontano oriente, in cerca di quella che per lui stava diventando una vera ossessione. Le sue ultime possibilità di successo erano appese a un filo sottile: doveva trovare il Professor Basaan Tudevi, un geografo mongolo considerato uno dei massimi esperti viventi sul deserto del Gobi.
Ma in una terra sconfinata come la Mongolia, dove le strade e i mezzi di comunicazione sono ancora molto poco sviluppati, riuscire a mettersi in contatto con Tudevi sembrava essere un'altra impresa disperata. E così Lindesay tenta l'impossibile: lancia un appello all'esperto mettendo un annuncio su un giornale locale. (La Grande Muraglia e le tutte le più belle foto della Terra dall' alto)


Incredibilmente l' SOS scientifico viene raccolto e Tudevi si unisce alla spedizione.
Con due fuoristrada, poco meno di 200 litri di acqua e le indicazioni di Google Earth, gli scienziati si addentrano nel deserto, e a 25 km dal confine tra Cina e Mongolia scoprono un tratto lungo 100 km di quello che potrebbe essere il primo tratto di Grande Muraglia al di fuori del territorio della Repubblica Popolare.  (Il Gobi e tutti gli altri deserti per immagini)
Per la maggior parte si tratta di tracce delle sue fondamenta, ma ci sono anche tratti relativamente ben conservati alti più di un metro.
Secondo Lindesay questa parte del muro sarebbe stata costruita dal terzo figlio di Ghenghis Khan, Ögedei Khan, tra l'XI e il XII secolo, per porre fine alla migrazioni dalla Cina.



Fonte: www.yahoo.it (Focus) - http://it.notizie.yahoo.com/blog/focus/

venerdì 2 marzo 2012

Archeologia: rischia di perdere il patrocinio UNESCO la necropoli etrusca della Banditaccia a Cerveteri

La necropoli etrusca della Banditaccia, a Cerveteri, rischia di perdere il patrocinio dell’Unesco.


E’ il nuovo allarme lanciato dal giornalista Sergio Rizzo sulle pagine del Corriere della Sera. La Banditaccia è una delle zone archeologiche più importanti del mondo: le tombe sono ovunque, sopra e sotto terra, nei giganteschi tumuli – più di 400 – dove i corpi venivano deposti su letti di tufo insieme a monili e preziosi suppellettili. Ma, nonostante il riconoscimento dell’Unesco nel 2004, oggi la necropoli versa in condizioni pietose, saccheggiata quotidianamente dai tombaroli, nell’indifferenza generale delle istituzioni. Unici guardiani dell’area, i giovani volontari di tre associazioni, coadiuvati dalla polizia locale, cercano di difendere la necropoli dallo spregio dei ladri e dal degrado. Il problema è che sono in molti a sperare che l’Unesco ritiri il bollino al sito: senza il patrocinio, infatti, tombaroli e mercanti avrebbero vita ancora più facile, per non parlare dei costruttori che potrebbe finalmente sperare in un allentamento dei vincoli urbanistici che gravano sull’immensa area archeologica. Fra pochi mesi arriveranno gli ispettori dell’Onu ma, per fortuna, la denuncia di Rizzo ha cominciato a dare risultati e la politica si è mossa con unappello bipartisan, arrivato sulla scrivania del Premier Mario Monti (Fonte FAI)



Fonte: http://www.tafter.it

Archeologia: scoperto pavimento di età romana a Marsala

MARSALA (TRAPANI) - Un pavimento di età romana è venuto alla luce a Marsala, in provincia di Trapani, durante lavori di ristrutturazione di un edificio privato in via Mario Rapisardi, centro dell'attuale cittadina e dell'antica Lilybeum. Quello scoperto è un lembo di pavimentazione in cocciopesto e graniglia bianca con inserti marmorei policromi disposti secondo una maglia quadrata. In una nota la Soprintendenza ai Beni culturali di Trapani definisce il ritrovamento ''eccezionale''.(ANSA).

Archeologia: non ci sono soldi - scavi archeologici ricoperti in Grecia

       AFP      ROMA- (TMNews) - Per mancanza di fondi nella Grecia sull'orlo del default, scavi archeologici di grande valore vengono ricoperti, per evitare i danni di una lunga (e chissà quanto) esposizione agli agenti atmosferici.

"Madre Terra è il miglior protettore delle nostre antichità", è il saggio consiglio di Michalis Tiverios, professore di archeologia presso la Università Aristotelio di Salonicco, intervistato dal quotidiano Ta Nea a margine dell'annuale congresso sull'archeologia nella città settentrionale greca.

E' stato Tiverios a convincere recentemente il ministero della Cultura a ricoprire una basilica dell'era cristiana sconosciuta in precedenza e scoperta due anni fa durante i lavori della metropolitana dell'antica Tessalonica (Salonicco). "Lasciamo le antichità nella terra, perchè siano scoperte dagli archeologi del 10mila A.D., quando i greci e i loro politici mostreranno forse più rispetto per la loro storia", ha bacchettato il professore, che ha fatto da consulente al progetto. (fonte Afp)

Archeologia: ritrovati fossili di pulce preistorica, erano “giganti”


In Mongolia sono stati rinvenuti degli esemplari fossilizzati di insetti risalenti a 165milioni di anni fa, molto grandi e con un apparato boccale così sviluppato da perforare anche la pelle dei dinosauri.



In Cina sono stati ritrovati 9 esemplari di pulci preistorichedi circa 165milioni di anni fa, appartenenti al Giurassico Medio e al Primo Cretaceo. La caratteristica principale di questi insetti, è data proprio dalla loro dimensione, le femmine misurano 20,6 millimetri e i maschi 14,7.


fossiligiganti” di pulce  sono molto simili a quelle evolute dei nostri giorni, hanno una grande bocca dentata ma delle zampette posteriori molto meno sviluppate e non ancora abbastanza “allenate” a compiere i balzi dei fastidiosi insetti “moderni”.

Gli studiosi riportano che sono stati ritrovati nella parte più interna della Mongolia e precisamente nella Liaoning Province. Osservandole nel dettaglio, gli esperti delMuseum of Natural History di Parigi, hanno notato che la bocca degli insetti pietrificati, possedeva un robusto e lungo “sifone succhia-sangue” indispensabile per penetrare la dura pelle dei loro ospiti, come segnalato sulla rivista Nature.


Il fatto di essere poi, così grandi e dotate di armi “biologiche” tanto potenti, ha permesso di ritenere che si cibassero del sangue di mammiferi dalla pelle molto dura e che per spostarsi sulla loro superficie, strisciavano. A questo proposito Michael Engel, paleontologo dell’University of Kansas a Lawrence, spiega che
“Probabilmente i padroni di casa di queste pulci giganti sono stati i primi dinosauri piumati di quel tempo.”

Egli aggiunge che
“Sembra che fossero specializzate nell’attaccare animali dalla pelle piuttosto dura, come quella dei dinosauri, forse anche pterosauri.”